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Renzi scopre un altro buco: 8 miliardi

 (…) che poi sarebbero i conti di tutti noi. Il primo buco è arrivato sulle pensioni, e il premier ha dovuto subire: a essere bocciate erano norme che risalivano a Mario Monti ed Elsa Fornero, e non ai suoi ministri. I guai però si sono riversati su di lui, che se l’è cavata alla meno peggio: facendo sostanziali spallucce ha pagato appena il 20 per cento di quel che avrebbe dovuto. Ma comunque gli è costato subito poco meno di 3 miliardi di euro, e dall’anno prossimo avrà 700 milioni di euro da cercare oltre a quanto era previsto.

Il secondo buco è arrivato sul pubblico impiego: bocciate anche in questo caso norme che risalivano ad altri governi (e un poco pure al suo) sul blocco dei contratti, ritenuto illegittimo. Effetto sui conti 2016: almeno 2 miliardi di euro, anche quelli tutti da trovare. Il terzo buco al caveau dei conti pubblici è sempre arrivato dalla Consulta, ed è in ordine di tempo il più antico: ma gli effetti si sono scoperti solo adesso. La Corte in questo caso aveva ritenuto illegittime le promozioni di centinaia di dirigenti (in tutto circa 1.200) delle agenzie fiscali, azzerandole tutte e gettando nel caos il ministero dell’Economia. Sulle prime si era pensato che il danno fosse assai limitato: se bocci una promozione e il relativo aumento di stipendio, avrai magari una difficoltà organizzativa, ma risparmi anche un bel po’ in stipendi. Nessuno però aveva notato che delle tre sentenze proprio questa fosse stata l’unica a fare sbottare un mite come il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che disse subito che la Corte non aveva «facilitato il lavoro dell’Agenzia delle Entrate». Pochi avevano capito quelle frasi dal sen scappate (un ministro di solito tace di fronte a una pronuncia della Consulta). Ma la rabbia è diventata più comprensibile leggendo i dati pubblicati sul Sole 24 ore di ieri. Dopo che quelle promozioni erano state cassate dalla Corte Costituzionale, non pochi avevano impugnato provvedimenti fiscali firmati da quei dirigenti illegittimi. E come spesso accade in Italia dai tribunali sono arrivate decisioni di segno contraddittorio se non opposto. Fatto sta che in più di un caso si è dato ragione ai ricorrenti, e ai dirigenti delle Agenzie è iniziato a correre un brivido gelato sulla schiena. “Se firmo”, si sono detti, “e poi questo atto viene ritenuto illegittimo dal tribunale di turno, non è che la Corte dei Conti mi apre un procedimento per danno erariale?”. I capi delle agenzie hanno detto ai loro di stare tranquilli: sono assicurati anche per eventuali errori, e quindi coperti pure in questo caso.

È bastato qualche giro di telefonate per capire come questa rassicurazione non fosse così fondata. Dalle compagnie assicurative sono arrivati molti dubbi sulla reale garanzia estesa a casi simili con le attuali coperture. Che è accaduto? Che i dirigenti “illegittimi”, ma “provvisori” fin tanto che non si farà un concorso sostituendoli con criteri legittimi, non firmano nulla. Anzi, cercano di prendersi meno responsabilità possibili. Il Sole 24 Ore ha tradotto in numeri questo sostanziale sciopero bianco. Primo numero, quello della lotta all’evasione. Negli ultimi anni il bottino finale dell’Agenzia delle Entrate era sempre stato in crescita: 10,11,12,13 miliardi di euro recuperati. Nel 2014 si erano toccati i 14 miliardi e 200 milioni. Quest’anno secondo il governo Renzi erano attesi poco meno di 15 miliardi di euro, e qualcuno di questi soldini era già stato impegnato come copertura di leggi in vigore. Per raggiungere l’obiettivo bisognava fare più di 300 mila controlli. Esattamente 151 mila entro fine giugno. Invece ne sono stati fatti meno della metà: in tutto 69 mila accertamenti. Con questo ritmo la proiezione a fine anno è di raggiungere appena 7 miliardi di recupero da evasione. Significa che i conti avranno un buco già ora oscillante fra 7 e 8 miliardi di euro, e che il buco dovrebbe riproporsi in assenza di interventi anche nel 2016, quando inciderà sicuramente almeno sul primo semestre. Le conseguenze di questo sciopero bianco derivato dalle sentenze della Corte sono anche per i bilanci privati. Le imprese faticano infatti a ricevere i rimborsi Iva dovuti. Siamo a circa 15 mila pratiche al di sotto del preventivato, e non sono poche. Il problema è enorme, ma secondo il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti inevitabile: «Se c’è questo disastro in atto», dice a Libero,«causato da 15 anni di incuria gestionale fino alla sentenza della Corte, penso che vadano chiesti i danni a chi l’ha diretta in passato a lungo e vada mandato a casa chi è arrivato e, nonostante fosse pendente questo giudizio da un anno, nulla ha fatto per preparare per tempo una exit strategy».

 fonte: Libero 10 luglio 2015

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