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Il punto sull’economia: a che cosa servono i numeri indici? – 1 –

Si immagini di dover rispondere alla seguente domanda: quale variazione ha subito in un anno il prezzo del bene? per rispondere potrebbe essere sufficiente calcolare la differenza – assoluta – tra il prezzo del bene al termine dell’anno (PT) e il prezzo ad inizio anno (PO). La risposta sarebbe dunque data dall’espressione: PT-PO = variazione del prezzo del bene in un anno. Per esempio, se il prezzo di un pacchetto di caramelle è di 1 euro ad ottobre 2015 e di 1,01 euro ad ottobre 2016, possiamo dire che il prezzo è aumentato di un centesimo di euro.

Ma se, invece che di un solo anno, ci fosse stato chiesto di determinare la variazione del prezzo del bene per una serie di anni (t = 0, 1, 2, …n), è certo che una successione di differenze assolute tra i prezzi annuali sarebbe stata poco indicativa e utile per comprendere la dinamica del prezzo di quel bene nel tempo.

Molto più utile, invece, è fare riferimento alle variazioni – o differenze – relative ai prezzi di ciascun anno rispetto ad un anno scelto quale base di computo.

Si tratta, in pratica, di costruire rapporti aventi al numeratore i prezzi del bene per i diversi anni considerati pt (t = 0, 1, 2, …n) e al denominatore il prezzo dell’anno base (PO). Tali rapporti rappresentano le variazioni relative dei prezzi del bene (con base PO = 100) e vengono chiamati Numeri Indici.

Ad esempio, se il pacchetto di caramelle era di 0,91 euro nel 2010 e poi di 0,92 nel 2011, 0,94 nel 2012, 0,95 nel 20136, 0,98 nel 2014, 1,00 nel 2015 e 1,01 euro nel 2016, non dobbiamo far altro che dividere tutti i prezzi, dal 2010 in poi, per il prezzo del 2010, riuscendo così a costruire il nostro numero indice.

Nel nostro caso quindi avremo che nel 2010 il numero indice sarà uguale a 1 (ovvero, 0,91/0,91).

 

(da F. Galimberti)

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