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Le perdite sui crediti e la relativa deducibilità fiscale – con Daniele Vitali

Con l’avvicinarsi della fine dell’anno, che per la maggior parte delle aziende coincide con la chiusura dell’esercizio sociale, aumentano i dubbi e le domande che si pongono i professionisti del settore (credit manager, c.f.o., responsabili amministrativi e spesso gli stesso commercialisti).

Daniele Vitali, A.D. di VIVA SpA, società specializzata nell’acquisto pro soluto di crediti non performing, ha più volte trattato in ambito AICS il tema della deducibilità fiscale delle perdite su crediti e risponde quotidianamente alla domande dei clienti di VIVA SpA in merito a quanto disposto dall’Art. 101 c. 5 del TUIR.

Ecco qui di seguito alcune delle F.A.Q. che gli vengono poste:

Q:    Qual è il beneficio fiscale derivante dalla cessione dei crediti inesigibili?

A:    Le perdite derivanti dalla cessione di crediti pro soluto, ricorrendo determinati requisiti, sono deducibili fiscalmente. L’impresa cedente risparmia pertanto il 24% (aliquota IRES per il corrente anno) della differenza fra l’importo nominale dei crediti ceduti ed il prezzo che viene riconosciuto per la vendita degli stessi.

Q:    Quali sono i requisiti necessari alla deducibilità delle perdite derivanti dalla cessione?

A:    Facciamo una premessa: l’Agenzia delle Entrate vuole delle certezze. Sia in relazione al quantum, ovvero all’esatto ammontare delle perdite, che in relazione all’esercizio di competenza in cui va rilevata l’operazione. Pertanto, i requisiti fondamentali – affinché la deducibilità della cessione non sia posta in discussione – sono tre: 1) che la cessione sia pro soluto; 2) che la cessione sia formalizzata con data certa; 3) che la società che acquista i crediti sia una finanziaria iscritta a Banca d’Italia e sia indipendente, ovvero che non sia collegata/consociata alla cedente.

Q:    Che differenza c’è fra pro solvendo e pro soluto?

A:    Pro solvendo significa sostanzialmente che la cedente non risponde dell’eventuale inadempienza del debitore (in sostanza se il debitore non paga il dovuto, la società che ha acquistato il credito si può rivalere sulla cedente) mentre con pro soluto, al contrario, significa che il cedente non deve rispondere dell’eventuale inadempienza del debitore (praticamente “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”). La cosa fondamentale da sapere è che, proprio perché l’Agenzia delle Entrate vuole le “certezze” di cui parlavamo prima, l’unica formula che consente la deducibilità fiscale delle perdite su crediti – in quanto ritenuta “definitiva” – è il pro soluto.

Q:    Si possono cedere anche i crediti esteri?

A:    Certamente! La creditrice/cedente ha diritto di cedere qualsiasi credito abbia legittimamente iscritto a bilancio. Quindi, non vi è alcuna preclusione per i crediti esteri. Allo stesso modo è possibile cedere crediti delle più svariate tipologie, come ad esempio: crediti verso privati/persone fisiche, crediti verso la Pubblica Amministrazione, crediti verso debitori assoggettati a Procedure Concorsuale, crediti verso fornitori per pagamenti anticipati su forniture mai pervenute, crediti verso ex amministratori per ammanchi, ecc…

Per approfondire l’argomento potete visitare la pagina www.vivaspa.it o inviare un quesito all’indirizzo cessione@vivaspa.it.

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